articolo di donatella trotta su il mattino

di Donatella Trotta

Il futuro ha un cuore antico. Da Oriente a Occidente. Un cuore che pulsa al ritmo binario della “bufera del progresso” e delle tempeste del passato: tsunami epocali che hanno lasciato frammenti di macerie da riconnettere, oggi, in una visione d’insieme come nell’icona — potente — dell’«angelo della storia» di Walter Benjamin. Ma è possibile storicizzare la contemporaneità? E come? Parte dalla suggestione di queste immagini, e da interrogativi cruciali che interpellano chiunque — ma in particolare, interrogano il ruolo dei media e di chi fa informazione, in tempi distopici di pandemia mondiale — la rassegna «L’Altro Giappone. Il privato e la Storia»: quattro giorni densi di proiezioni di film in anteprima in Italia e di (rari e imperdibili) documentari, dibattiti, presentazioni di libri e incontri con esperti che sabato 17, domenica 18, giovedì 22 e venerdì 23 ottobre, inaugureranno — nel pieno rispetto delle norme anti-Covid — il nuovo Auditorium del MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini che è autorevole partner dell’iniziativa, promossa e curata dall’Associazione culturale L’Altro Giappone in collaborazione con l’Università L’Orientale, l’Istituto giapponese di Cultura, la Fondazione Italia-Giappone, il Far East Film Festival di Udine e NHK World (Nippon Hoso Kyokai, il servizio pubblico radiotelevisivo giapponese).

«Noi dobbiamo crescere con il confronto: e cresciamo solo se l’Occidente e l’Oriente si incontrano. Ma al di là della via (commerciale) della seta, la cultura è l’unica leva che può traghettare un dialogo internazionale che arricchisce, contrariamente agli sterili localismi»: così Giulierini aveva annunciato la scorsa primavera — come documentato a suo tempo in questa rubrica sul mattino.it — le sue strategie sulla ripartenza e rilancio in emergenza pandemia, anticipando la (ri)programmazione di iniziative, progetti, grandi mostre e sinergie che (dal 2 giugno 2020, riapertura del Museo post-lockdown forzato) possano rafforzare, in sicurezza, la visione cosmopolita alla base del Museo Archeologico Nazionale da lui diretto: «Il museo – aveva chiarito in quell’occasione l’archeologo toscano, specializzato in etruscologia – non è solo il luogo dell’identità, della conservazione, della ricerca; è soprattutto un cantiere sperimentale, il luogo delle possibilità: una straordinaria occasione per gli uomini di oggi di contemplare le vette e condannare le miserie del passato per cercare di essere cittadini migliori nella contemporaneità».

Detto, fatto: il filo diretto tra il Mann e il Sol Levante prende ora nuovo corpo con questa iniziativa di collaborazione, a cura degli yamatologi Barbara Waschimps e Roberto De Pascale, preludio di tante altre…

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